giovedì 19 marzo 2026
Alle due di notte, con la frontale in testa
Sveglia all'una e quaranta per il Batur. Due ore di salita al buio, l'ultimo tratto sulla sabbia vulcanica che scivola.
In cima faceva nove gradi e c'era vento. Ci siamo stretti tutti sotto la tettoia del baracchino a bere caffè solubile bollente aspettando le cinque e quaranta.
Poi il cielo è passato dal blu al rosa in tre minuti e sotto è comparso il lago. Quattordici persone in silenzio, per una volta senza telefoni alzati.