Due ore di salita al buio con la torcia in fronte, il caffè al cratere e il sole che si alza sopra il lago. Sì, vale. Ma ci sono tre cose da sapere prima.
La sveglia suona all'una e quaranta. Fuori è buio pesto, la villa dorme, e nel gruppo c'è sempre qualcuno che alla partenza dice che ha dormito due ore e mezza e sta benissimo. Non è vero, ma va bene così.
Il Monte Batur è un vulcano attivo alto 1.717 metri nel nord-est di Bali. La salita parte da quota 1.000, dura circa due ore e finisce sul bordo del cratere, giusto in tempo per l'alba.
Com'è la salita
Il primo terzo è una carrareccia larga, quasi pianeggiante. Poi il sentiero si stringe e diventa sabbia vulcanica: due passi avanti e uno indietro, per una quarantina di minuti. L'ultimo tratto è roccia, con qualche gradino naturale.
Non serve allenamento specifico. Serve accettare che per due ore vedrai solo il cerchio di luce della tua frontale e le scarpe di chi ti precede.
L'arrivo
In cima fa freddo — otto, dieci gradi, con il vento — e c'è una specie di baracchino che vende caffè e uova sode cotte nel vapore del vulcano. Ci si siede sul bordo, ci si mette la giacca, si aspetta.
Alle sei meno un quarto il cielo passa dal blu al rosa in circa tre minuti. Sotto c'è il lago Batur, di fronte il profilo dell'Agung, e se la giornata è limpida si vede il Rinjani, che sta su un'altra isola.
Le tre cose da sapere
Uno: non salire con le infradito. Succede, ogni volta, che qualcuno ci provi.
Due: porta uno strato caldo, anche se a Ubud ci sono trenta gradi. In cima l'escursione termica è di venti gradi.
Tre: il trekking è obbligatoriamente con guida locale — è una regola del villaggio, e viene fatta rispettare. È già inclusa nel nostro Magia dell'Indonesia.
E dopo?
Si scende in un'ora e mezza, si fa colazione vera e la giornata prosegue verso est. Il consiglio, dopo cinque partenze: quel pomeriggio non programmare niente di impegnativo. Alle tre dormono tutti.